santo cielo....noi dicevamo, con gergo comprensibile solo fra l'Oglio ed il Chiese, fra Ponte di Legno e Manerbio, noi dicevamo "gnara"...
timidi e impacciati, o spavaldi e sicuri, ma la domanda si doveva fare: "vuoi diventare la mia gnara?".
quando il mio primogenito ventenne stasera, davanti al fratellino decenne, ha sostenuto che "loro" invece non chiedevano, che lui non lo ha mai domandato, allora mi son detto: ma in che mondo strambo stanno vivendo 'sti ragazzi?
neppure "La domanda" facevano, fanno.
per noi, fra i dodici ed i quattordici anni più o meno, era un rito: la prima volta che lo domandavi era quasi pari al primo bacio con la lingua. che poi, la faccenda della lingua, la maggior parte di noi l'ha sperimentata giocando "a bottiglia" (oppure a giochi con le carte inventati appositamente per baciarsi) e dunque l'iniziazione della domanda era ben più impegnativa e difficile.
me lo ricordo eccome, il cuore che batteva. naturalmente c'erano state tutte le indagini preventive, in modo che la risposta era sicura al 99%, ma imparavamo fin da allora l'imprevedibilità delle femmine ed il rischio di un cambio di opinione all'ultimo istante era sempre in agguato (con la conseguente figura di merda con tutti gli amici).
e poi, questo era strepitoso, tutto in sostanza finiva lì. una volta che si era "gnari" (tu eri il suo gnaro e lei la tua gnara, davanti a tutto il mondo) non succedeva granché. se lei era particolarmente intraprendente parlava più con te che con gli altri, altrimenti, se era particolarmente timida, succedeva il contrario. qualcuno, alla terza o quarta volta, riusciva a dare qualche bacio (soprattutto se aveva già giocato sufficientemente a bottiglia), ma il più delle volte non succedeva quasi alcunché.
ricordo un amico, Daniele, più grande di me, che, alla sua terza volta, era diventato il gnaro di Silvia, quella che fu poi, per anni, un mio sogno realizzato pochissimo. io ero alla mia primissima esperienza con l'amichetta Monica (a sua volta alla sua seconda). beh, durante il secondo giorno di quella fighissima settimana in cui fui il gnaro di Monica, Daniele ad un certo punto mi disse audacemente: "ma guarda che devi baciarla e, soprattutto, toccarle le tette, altrimenti si stufa". vada per il bacio, e ce ne furono ben due, rigorosamente a stampo (avevo giocato pochissimo a bottiglia fino a quel momento), ma la faccenda delle tette proprio non la capivo. avevo avuto pochissime frequentazioni, all'epoca, con il mondo del sesso (niente giornalini, niente film, niente tv - a casa si cambiava canale quando succedeva qualcosa di lontanamente avvicinabile al sesso -), e perciò non capivo né l'utilità di toccare quelle due piccole ghiandole leggermente più sviluppate delle nostre, né le modalità di esecuzione. e così, ricordo ancora oggi (e son passati più di trent'anni) con divertimento ed imbarazzo il momento in cui appoggiai per un nanosecondo una mano aperta sul seno (oddio, seno è una parola davvero grossa) della povera Monica che acconsentiva passivamente e con un mezzo sorriso a quell'incredibile esperienza.
Chissà, davvero, se questi ragazzi sono ancora capaci di provare un po' d'imbarazzo, un po' di vergogna, un po' di meravigliosa trepidazione. auguro loro, sinceramente, di si.